Carta di Trento: cooperazione e ambiente oggi
Apr 23 2020La cooperazione internazionale ha un ruolo fondamentale nel ripensare il modello di sviluppo attuale. Basti pensare agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030: dall’ambiente all’istruzione, dall’urbanistica all’agricoltura, i settori nei quali la cooperazione lavora attivamente sono numerosi e complessi. Le emergenze da fronteggiare ad oggi sono numerose e i cambiamenti repentini. Perciò, è necessario interrogarsi costantemente sul presente, sui rapidi sviluppi e sulle sfide che il nostro mondo globalizzato ci sottopone. Ancora più importante è farlo insieme, tra soggettività e stakeholders diversi e allo stesso modo fondamentali.
Quali sono gli strumenti e le strategie da adottare? Qual è il cambiamento che vogliamo? Nella Carta di Trento, attori governativi e non, occupati nella cooperazione allo sviluppo, si sono posti queste domande.
La Carta di Trento è il risultato di un percorso molto partecipato, avviato a Trento all’interno della WSA (World Social Agenda). La WSA è un programma di eventi, appuntamenti, laboratori e iniziative promossi da Fondazione Fontana Onlus, rivolti alla società civile, alle scuole e agli enti locali di Veneto e Trentino Alto Adige. Ogni anno, dal 2008, intende affrontare i temi dell’Agenda delle Nazioni Unite per facilitare diverse riflessioni e indicare nuove azioni per una cittadinanza globale e un miglior sviluppo umano sostenibile.
Il tema della Carta di Trento 2019 è il cambiamento climatico. Questo argomento ha guadagnato nell’ultimo anno un importante spazio nel dibattito pubblico: un numero sempre maggiore di persone sono informate e sensibili alla questione climatica. Una consapevolezza diffusa e crescente è il punto di partenza per il cambiamento culturale, a sua volta motore di qualsiasi cambiamento politico. A chi lavora per lo sviluppo sostenibile e nella cooperazione internazionale, però, spetta il fondamentale compito di tradurre questo cambiamento in azioni, programmi e politiche locali e globali.
Crisi climatica: responsabilità diffuse ma differenziate
Gli autori della Carta di Trento sono partiti da questa convinzione: più un’idea è composita e condivisa, più avrà risonanza, più sarà in grado di ottenere risultati.
Partiamo dalla scienza: il nemico del pianeta viene da tutti noi chiamato riscaldamento globale. Esso è causato da un modello di sviluppo basato sulla grande industria che abusa delle fonti di energia fossile. Questa idea di progresso ha portato a l’intensificarsi delle attività dell’essere umano che incidono negativamente sull’ambiente, a partire dai grandi flussi commerciali fino ai movimenti e alle azioni che compongono la nostra vita quotidiana. Gli studiosi riconoscono in questi processi l’inizio di una nuova era biologica, definita “Antropocene”. Il nostro agire, più o meno consapevole, rappresenta una delle principali cause delle modifiche ambientali e climatiche.
La situazione di stress del pianeta è quindi dovuta al nostro modello di crescita. La grande assenza dell’ambiente al tavolo dei decisori economici e politici ha per lungo tempo permesso che questo paradigma non fosse messo in discussione e, soprattutto, che non fosse considerata un’alternativa possibile.

Sono diverse le sfide da affrontare per pensare a un nuovo modello che sia inclusivo e condiviso. È fondamentale riconoscere che ogni cultura elabora un rapporto particolare con la natura: ad esempio, non esiste un modello universale di pianificazione agricola o di gestione delle risorse. Al contempo, bisogna tenere a mente che l’ambiente è un bene comune globale e, perciò, ci devono essere delle norme a livello internazionale per salvaguardarlo.
In questa crisi ci sono di certo delle responsabilità comuni, motivo per cui è fondamentale mettere in discussione la nostra condotta ed adottare stili di vita sostenibili, ma bisogna anche fare delle chiare differenziazioni: il sistema capitalistico di mercato, ora anche di Stato, è il principale responsabile della crisi, ma esiste un debito ecologico che va riconosciuto ai territori e alle comunità più sfruttate. Nel frattempo, il cambiamento climatico è già in atto. Attraverso una serie di fenomeni a catena che vanno dalla desertificazione allo scioglimento dei ghiacciai, la crisi climatica coinvolge tutti i luoghi del pianeta. Questa, però, colpisce per primi i Paesi in via di sviluppo e le popolazioni più povere che non dispongono di mezzi necessari per arginare il problema. Perciò, non dobbiamo solo discutere su come frenare il cambiamento climatico, ma anche pensare insieme alle migliori soluzioni per arginare i danni che la crisi comporta in questo momento.
Focus ad oggi: coronavirus e questione ambientale
Cosa accade quando le grandi industrie spengono i motori, il traffico si blocca e i ritmi delle nostre vita rallentano? Lo smog cala, il buco dell’ozono si restringe, l’inquinamento si riduce. In seguito al lockdown mondiale per arginare la pandemia da Coronavirus, stiamo assistendo a dei fenomeni che non ci saremmo mai aspettati nel 2020. Rimarranno iconiche alcune immagini, come le catene montuose dell’Himalaya immortalate da Punjab (nord dell’Inda) dopo 30 anni in cui lo smog ha offuscato il paesaggio, il cielo della Cina catturato dalla NASA che da giallo torna azzurro. Sappiamo che il blocco che la pandemia globale ci ha imposto non durerà per sempre e, presto o tardi, attività e individui torneranno a muoversi e produrre allo stesso modo di prima. Come in ogni momento transitorio, adesso abbiamo la possibilità di guardarci intorno e di trarre delle conclusioni rispetto a ciò che abbiamo lasciato e ciò che ci aspetta.
" Di due cose possiamo essere certi: il passato ha dimostrato le crepe del nostro sistema economico e modello di sviluppo.
Il futuro, invece, è nelle nostre mani."
Di due cose possiamo essere certi: il passato ha dimostrato le crepe del nostro sistema economico e modello di sviluppo. Il futuro, invece, è nelle nostre mani. Per non ricadere negli errori già commessi, dobbiamo ripensare la nostra concezione di economia, di lavoro e di impresa. L'economista bengalese Yunus ci parla dell'occasione che si prospetta in seguito alla pandemia globale: riportare il mondo nella situazione precedente al corona virus non è sostenibile. Per ridisegnarlo, c’è bisogno di una nuova consapevolezza sociale e ambientale. Yunus immagina una trasformazione dal modello di impresa a noi più nota a quella sociale. Per l’impresa sociale, l’obiettivo è la massimizzazione del benessere sociale: l’impatto dell’investimento deve essere positivo non solo per chi investe. Slegarci dalla dinamica di massimizzazione dei profitti, significa immaginare gli introiti di un’impresa come semplice remunerazione dell’attività organizzativa e dei capitali dell’imprenditore. Questo significa mettere al centro di un’impresa la sostenibilità in tutte le sue sfumature: economica, sociale, ambientale.
GTV abbraccia e sostiene questo modello di sviluppo. Con i nostri progetti, vogliamo massimizzare l’impatto in termini di benessere sociale, economico e ambientale. Attraverso “Scuole sicure” ed “Acqua per tutti”, ad esempio, abbiamo cercato in questi anni di garantire un'istruzione di qualità e di fornire acqua potabile per uno stile di vita salubre a persone che vivono in contesti di estrema povertà.
Sostenendo l’agricoltura familiare, inoltre, GTV contribuisce all’autosufficienza alimentare delle famiglie e mira ad incrementare la loro resilienza, cioè la capacità di reagire efficacemente a cambiamenti improvvisi, siano essi climatici o di natura socio-economica. Queste ed altre attività su cui GTV lavora da oltre 20 anni hanno lo scopo di creare nuove opportunità di crescita e di reddito che vadano oltre la sussistenza, scardinando dinamiche di sfruttamento delle persone e del territorio.
Questo momento storico dimostra che abbiamo bisogno di un importante cambiamento. Lavoriamo uniti affinché si realizzi in una direzione di cooperazione, equità, sostenibilità.