Cooperazione di comunità: un’alternativa al modello tradizionale di sviluppo e il caso di GTV in Vietnam
Mag 10 2021di Ginevra Montefusco
La cooperazione decentrata è la strategia più giovane della cooperazione allo sviluppo, “meno
incardinata sull’aiuto e più proiettata alla relazione e alla reciprocità di interessi di comunità locali
nell’abitare, pur in contesti distanti, le sfide della globalizzazione e dell’epoca post-moderna.”
(Trentino Con, 2013: pp. 14). È stata la risposta agli studi critici degli ultimi decenni che mirano
ad uno sviluppo locale in grado di restituire alle comunità la capacità di definirsi ed organizzarsi.
Decentralizzare i progetti di sviluppo significa ramificare il potere decisionale dallo Stato,
principale interlocutore dei donatori classici, verso le organizzazioni della società civile. Questo
permette un maggior approfondimento del campo, indispensabile per l’efficacia dei piani di
sviluppo, soprattutto in contesti etnicamente eterogenei. La cooperazione decentrata tra comunità
favorisce uno scambio basato sull’interculturalità e l’interdipendenza: non esistono beneficiari e
donatori, ma parti alla pari di un progetto comune, elaborato in seguito ad un’approfondita analisi
dei contesti ed al consolidamento di rapporti di fiducia tra membri delle comunità, autorità locali
e attori cooperanti. A ciò consegue una responsabilità forte e diretta rispetto al lavoro messo in
campo, che viene monitorato costantemente e valutato alla luce dei risultati ottenuti. I progetti
promossi in un contesto di comunità sono pensati sulla base di esigenze rilevate dagli attori locali
e in una prospettiva a lungo termine, per questo prevedono azioni che agiscano su diversi piani ma
che si intreccino per il raggiungimento di specifici obiettivi. I progetti di GTV, Gruppo Trentino
di Volontariato, ne sono un esempio: sono focalizzati su tre ambiti specifici, ossia Istruzione di
qualità, Acqua pulita e igiene e Fame zero, in quanto settori nodali per generare reazioni positive
e durature oltre lo specifico intervento. Il progetto Scuole Sicure è particolarmente esplicativo di
questo potenziale: attraverso il restauro e la creazione di istituti scolastici in una regione povera ed
isolata del Vietnam, Ha Giang, si può incidere su diversi aspetti chiave per lo sviluppo, tra cui
l’inclusione e la tutela delle minoranze etniche.
Il Vietnam conta 53 gruppi etnici di minoranza (circa il 14,6% della popolazione), e riconosce loro
la cittadinanza e gli stessi diritti della maggioranza nell’articolo 133.5 della Costituzione. I
provvedimenti sostanziali per la garanzia di questi diritti però sono ancora scarsi e sono basati su
un atteggiamento paternalistico della maggioranza, motivo per cui non vengono forniti con il
dovuto rispetto alle loro culture (Tomaselli, A., 2019). Problematica rimane l’implementazione dei
pochi progetti a favore delle minoranze a causa del frammentario sistema di coordinamento tra
centro e periferia. Venendo alla provincia di Ha Giang, uno dei principali limiti allo sviluppo sta
proprio nel difficile accesso ai servizi di base erogati da enti pubblici. All’isolamento geografico
si aggiunge il fatto che per beneficiare di questi servizi comunicando con gli uffici governativi è
necessario conoscere la lingua vietnamita. In una regione in cui l’assoluta maggioranza sono le
minoranze e nella quale lo Stato non si fa garante dei beni pubblici di prima necessità,
l’insegnamento della lingua è il necessario strumento per lo sviluppo della regione dal basso. In
un territorio abitato da minoranze linguistiche la scuola materna rappresenta il primo momento di
contatto con la lingua vietnamita, ma in questo contesto estremamente povero le famiglie non
riescono a mantenere gli studi dei figli, che spesso seguono i genitori a lavoro, e le strutture
scolastiche sono poche e fatiscenti. Da qui nasce il progetto Scuole Sicure, elaborato su iniziativa
delle autorità locali e realizzato insieme al Comitato popolare di Ngan Chien. Esso agisce su due
binari: quello infrastrutturale, che mira alla messa in sicurezza delle strutture attraverso la
costruzione di servizi igienici e sale per le lezioni, il sonno e il gioco dei bambini, e quello
formativo, con l’organizzazione di corsi su corrette pratiche igieniche rivolti agli insegnanti delle
scuole e ai loro colleghi operanti nelle altre scuole del comune. I beneficiari diretti sono gli attuali
80 bambini di etnia Nung che frequentano le due scuole e i futuri scolari, 24 insegnanti e 283
bambini di altre 37 scuole primarie che riceveranno le formazioni sull’igiene.
Il progetto Scuole Sicure, realizzato grazie al supporto dell'8 per Mille della Chiesa Valdese e della Regione Autonoma del Trentino-Alto Adige/Südtirol, nasce da un bisogno reale della comunità, si realizza attraverso un piano
circoscritto e con un obiettivo specifico: riqualificare delle scuole. Si ritiene che un progetto a scala
ridotta come questo dia una risposta immediata ad un problema, ma sia anche in grado di generare
degli effetti positivi di lunga durata. Il grande obiettivo che risiede nella tutela delle minoranze
etniche è permettere ad ogni individuo di autodeterminarsi, di non pagare l’aderenza alla propria
cultura con povertà estrema e persecuzioni. È un dovere affermare questo diritto nelle grandi
agende internazionali ed elaborare delle linee guida condivise, ma ci sono delle condizioni reali
che sfuggono ai grandi piani per lo sviluppo. GTV risponde concretamente ad un limite oggettivo per lo sviluppo autodiretto, cooperando per lo strumento dell’istruzione, indispensabile per
accedere ai servizi che per diritto spettano a questi gruppi, ma non solo. La costruzione di servizi
nelle scuole e le formazioni sulle buone pratiche igieniche sono fondamentali per il benessere della
comunità: mai quanto oggi, nel pieno di una pandemia globale, ce ne rendiamo conto. Inoltre,
sostenere la scuola significa promuovere una crescita alla pari e ridurre le diseguaglianze sociali e
di genere, rafforzando le competenze delle giovani, la loro autocoscienza e le loro opportunità
(ONU, 2020). Questo progetto testimonia l’efficacia di un approccio di sviluppo locale e
particolare, basato sulla responsabilità reciproca e l’ascolto: “basta individuare i destinatari degli
aiuti […], dargli degli incentivi e delle opportunità per migliorare la loro vita, e poi fidarsi della
loro autosufficienza senza ulteriori vincoli” (Easterly, W., 2007: pag.206).
BIBLIOGRAFIA
Easterly, W., 2007, I Disastri Dell'uomo Bianco. Perché gli aiuti dell'Occidente al resto del mondo
hanno fatto più male che bene. ESBMO, Milano
Trentino Con, 2013, Ricerca valutativa sulle esperienze trentine di cooperazione decentrata (tra
comunità), Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, Aprile, Trento
SITOGRAFIA
ONU, 2020, Obiettivo di sviluppo sostenibile 4 : Istruzione di qualità disponibile su https://www.un.org/sustainabledevelopment/education/
Tomaselli, A., 2019, I “Gruppi Etnici” in Vietnam: dimenticati e perseguitati, News, 17 Gennaio, disponibile su https://www.gtvonline.org/it/comunicazione/news/item/460-i%E2%80%9Cgruppietnici%E2%80%9D-in-vietnam-dimenticati-e-perseguitati.html
Progetto realizzato con i fondi dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese e
della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol:

