Aggiornamenti sulLo strano caso dei pesci morti
Lug 28 2016Alcuni mesi fa nell’articolo “Lo strano dei casi pesci morti” abbiamo parlato di quello che il Primo Ministro Nguyen Xuan Phuc ha definito “il più grande incidente ambientale che il paese abbia mai affrontato”. Un disastro ambientale che sta avvenendo sulle rive delle costi centrali del Vietnam. A distanza di settimane il governo, con il suo Ministro Mai Tien Dung, ha indetto una conferenza stampa nella quale è stata annunciata ufficialmente la causa che ha portato alla moria di tonnellate di pesci e la conseguente perdita per molti pescatori delle loro attività generatrici di reddito.
All’indomani del disastro le ipotesi causali si sono polarizzate su due pensieri: da un lato vi erano coloro che sostenevano che la morte dei pesci dipendesse dall’implosione di alghe rosse nel mare che, cresciute eccessivamente a causa del quotidiano inquinamento prodotto dall’uomo, avrebbero usurpato l’ossigeno presente nelle acque uccidendo la fauna marina della zona. Sull’altro versante vi erano invece coloro che puntavano l’indice contro la Formosa Ha Tinh Steel Corp colpevole di aver scaricato in mare una quantità importante di agenti chimici compromettendo l’ecosistema marino.
Tendenzialmente la polarizzazione sui contenuti riprendeva linearmente la frattura tra gli attori ovvero tra la società civile e la dirigenza politica ed economica del paese. Dinnanzi alle prime dichiarazioni degli esponenti politici del partito comunista che propendevano per la prima ipotesi confermando in questo modo la versione della Formosa Ha Tinh Steel Group, nella società civile vietnamita sono sbocciate diverse proteste spontanee in molte delle città del paese. Allo slogan “io sto con i pesci” buona parte della popolazione vietnamita ha preso la decisione di sostenere i pescatori colpevolizzando l’opera della multinazionale taiwanese.
Questa mobilitazione, come avevamo già accennato nel articolo precedente, rappresenta di fatto una novità nel campo dei conflitti socio-ambientali in Vietnam. Nel Paese del Dragone fino ad oggi la società civile non era mai scesa in piazza per difendere il proprio territorio in maniera così compatta e soprattutto mai si era apertamente opposta alla propria classe dirigenziale su questo tema. Basti pensare ad un altro disastro ambientale capitato nel 2008 nel Thi Vai River nella provincia di Dong Nai, dove a causa di un’altra compagnia industriale, la Vedan, 10 chilometri del fiume vennero dichiarati ecosistematicamente morti e più di 2500 ettari seriamente inquinati. Ma allora la reazione della società civile non fu così imponente e il caso si risolse con un risarcimento minimo dato dall’azienda alle 5000 famiglie colpite dal disastro. Famiglie che ancor’oggi non possono riprendere le proprie attività lavorative e molte delle quali sono dovute emigrare ad Ho Chi Minh City in ricerca di nuova fortuna.
Ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Nonostante la promessa della multinazionale di aumentare i propri investimenti nel caso in cui ne fosse uscita indenne, il governo dopo aver constatato l’impossibilità di smorzare le proteste del proprio popolo ha preso la decisione di creare un pool di scienziati sia vietnamiti che internazionali al fine di identificare la causa del disastro. Dopo alcune settimane è arrivato il responso. Il 30 giugno 2016 il Governo ha ufficialmente dichiarato che la morte delle 70 tonnellate di pesci e dell’inquinamento di 200 km di costa è dovuta allo scarico di agenti chimici (nello specifico cianuro, fenolo ed idrossido ferroso) da parte della multinazionale taiwanese.
Dinnanzi a questa dichiarazione anche la compagnia industriale ha dovuto accertare la verità e per mano del suo presidente Chen Yuan-Cheng ha espresso le sue scuse al popolo vietnamita, assumendosi le responsabilità del disastro e promettendo di risarcire al danno fatto: “la nostra compagnia sia assume la piena responsabilità e si scusa sinceramente con il popolo vietnamita.. per aver causato il disastro ambientale che ha danneggiato la sussistenza, la produzione ed i lavori delle persone nonché l’ecosistema marino”. A questo ha poi aggiunto che l’entità del risarcimento ammonterà a 11.5 trilioni di dong pari a 500 milioni di dollari.
Sebbene la questione pare risolversi in maniera positiva per la società civile ed in particolare per chi vive lungo le coste danneggiate, questa “vittoria” in realtà non la si può definire tale. In questi mesi è esplosa la conflittualità tra lo sviluppo economico intensivo in atto nel paese contro la sua sostenibilità sociale ed economica. In ballo non c’è solo la questione dei pesci morti ma più in generale vi è in ballo il futuro del Paese. A conti fatti i 500 milioni di dollari rimangono una medicina inefficace a fronte del danno che è stato procurato ed agli effetti negativi di lungo periodo con cui le comunità locali dovranno aver a che fare. Sempre Chen Yuan-Cheng ha specificato che il risarcimento andrà in parte ad “aiutare i pescatori locali a trovare nuove occupazioni” il che significa che il danno è pressoché irreversibile e che nella zona prevarrà “la produzione industriale a discapito dei pesci” nonostante il popolo vietnamita si sia espresso contrariamente. Oltre alla filiera ittica, il disastro sta compromettendo anche lo sviluppo del settore turistico marittimo che si stava lentamente sviluppando nell’area grazie alla sua vicinanza ad Huè. Per le comunità locali ciò implica un ulteriore grosso impedimento nella possibilità di convertire/trasferire le odierne unità produttive ittiche in altri mercati locali rendendo molto difficile l’avere un futuro nell’area.
Ciò nonostante di questa vicenda rimane il carattere innovativo della protesta nazionale e la dimostrazione della forza che la società civile possiede laddove essa scenda in piazza in maniera pacifica, compatta e coesa. La speranza è che questa ondata di protagonismo non si fermi ora che si è fatta chiarezza sullo “strano caso dei pesci morti” ma che essa prosegua col fine di convincere il governo ad adottare una nuova regolamentazione nazionale atta ad incentivare la prevenzione di questa tipologia di disastri in modo da evitare in futuro “incidenti simili”.