“Piccoli grandi uomini” di Elisa Canal


Se percorri le terre dimenticate dai turisti che vengono a visitare Hanoi e dintorni, molte sono le immagini che rimangono impresse nella mente: tanti sono gli sguardi stanchi degli anziani che nonostante la loro eta’ e il loro vissuto continuano a lavorare e a dare il loro contributo alla societa’, innumerevoli i sorrisi e le risate divertite dei bambini nel momento in cui noi bianchi scendiamo dalla macchina per visitare la loro scuola, indescrivibili le espressioni sui visi degli adulti impauriti ma allo stesso tempo incuriositi mentre gli si scatta una fotografia.

Restera’, indimenticabile e commovente, l’incontro con Nguyen bambino di nove anni che vive con la nonna in una semplice capanna in un piccolo paesino nella regione di Lang Song.

La storia di Nguyen e’ triste ma purtroppo molto comune in queste terre. Lui e’ un ragazzo abbandonato: la mamma e’ sparita quando lui era piccolo mentre il papa’ si e’ risposato lasciandolo nelle mani della nonna materna.

Siamo andati a trovarlo per sistemare alcune questioni burocratiche rispetto alla sua futura adozione a distanza e tutto il paese ci ha accolti e accompagnati lungo tutto il nostro lavoro restando ad osservare ogni nostra piu’ piccola azione. Nel piccolo e polveroso cortile della casa del nostro piccolo Nguyen abbiamo incontrato la nonna che con un gran sorriso ci ha accolti. Ha subito chiamato il nipote e non ha perso tempo a raccontarci della sua vita e di quello che fa adesso.

Nel suo racconto ho percepito un forte orgoglio nei confronti del ragazzo, una forte ammirazione da parte di questa grande (anche se in apparenza minuta e fragile) donna che dopo aver trascorso la sua vita a coltivare il riso e ad educare i suoi figli si e’ ritrovata a rifare la mamma con una tenacia e una passione indescrivibile. Ci ha raccontato che il piccolo Nguyen va a scuola ma lavora tanto nei campi, e’ un aiuto fondamentale per lei, e che e’ molto diligente e attento a cio’ che fa. Con molta dolcezza ci ha chiesto se potevamo procurargli una bicicletta perche’ l’anno prossimo cambiera’ scuola e dovra’ percorrere molta strada. Ci tiene molto alla sua educazione ed istruzione perche’ se lo merita.

Durante queste brevi parole attorno a noi tanti occhi incuriositi di bambini e adulti del villaggio ci osservavano creando un semicerchio dietro la nonna e il nipotino che se ne stavano di fronte a noi, minuti, uno accanto all’altro e con i visi stanchi e segnati dal lavoro nelle risaie e dalla malnutrizione.

Mentre ascoltavo la nonna pensavo alla vita di noi ragazzi occidentali, al nostro modo di affrontare la scuola, di trascorrere il tempo libero di far parte integrante di una famiglia. Lo so, e’ il solito e banale pensiero che si dice e che tutti fanno sempre in qualsiasi momento e posto si trovino, ma quando vedi difronte a te due persone che non hanno nulla, che vivono e sorridono per quel poco che riescono a coltivare, quando il bambino che e’ accanto a te a soli nove anni di vita si ritrova a lavorare per poter sopravvivere, quando la sua nonna, quella che assomiglia alla mia o a quella che tutti hanno avuto o hanno la fortuna di avere, ancora, nonostante l’eta’ avanzata e la stanchezza nel procurasi da vivere per se stessa, conserva la gioia e l’affetto per occuparsi del nipote in tutto e per tutto, diventa difficile trattenere il nodo che sale dalla gola, difficile e’ andare avanti e parlare con loro, perche’ ti senti veramente piccolo e insignificante nei loro confronti, ti senti ancora piu’ insulso quando ti dicono grazie con un enorme sorriso sulle labbra e gli occhi commossi. Il grazie e’ perche’ sei andata ad ascoltarli, ti sei interessata per cinque minuti di loro ma non sanno che il grazie piu’ grande lo devo io a loro perche’ in quei cinque minuti mi hanno aperto veramente gli occhi, mi hanno fatto vedere che al mondo ci sono persone piccole piccole che nel loro silenzio e nella loro poverta’ fanno un lavoro grandissimo, quello di vivere con quello che hanno senza mai fermarsi, senza mai arrendersi ne lamentarsi nonostante tutto.

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