“Il nostro Vietnam” di Stefano Cimadom
Quindici giorni alla fine delle terre emerse visitando posti e persone solitamente esclusi dagli itinerari turistici. Il Vietnam, paese che nell’immaginario comune si ricollega a parole come napalm, guerra e resistenza, ci si e’ mostrato invece in tutto il suo splendore naturale, in tutta la sua delicatezza e in tutte le sue contraddizioni. Difficile dipingerlo in poche righe, ma certamente i colori nella tavolozza sono tanti.
Prima di tutto Hanoi, capitale della Repubblica socialista e nostro punto d’approdo. Al contrario di molte metropoli del mondo, il rumore e la velocita’ dei suoi ritmi si fonde nei secolari costumi dei contadini che vendono, imbracciando la tipica bilancia a due ceste, ogni tipo di frutta, verdura o dolciume tropicale a turisti e connazionali. La frenesia degli sciami di motorini e dei rispettivi clacson si scontra con l’atteggiamento incomprensibilmente rilassato dei cittadini, riflesso nell’andatura acquatica dei ciclo’.
Il nostro viaggio ci ha poi portato ancora piu’ ad est, tra i villaggi di Song Dong, dove la semplicita’ della popolazione locale, scalza e sorridente, ci ha lasciato nel petto un’emozione senza precedenti.. Comunicare con una gestualita’ inaspettata in un circolo di sguardi, stare seduti a terra aspettando il prossimo brindisi, mangiare cibi sconosciuti con persone sconosciute ma nonostante questo amiche e’ stato un po’ come innamorarsi a prima vista di questo magnifico paese.
La dignita’ dei contadini coi piedi corrosi dalle risaie, l’espressione infinitamente felice dei bambini che per la prima volta vedono occhi rotondi e non a mandorla pero’, purtroppo per voi, non puo’ essere descritta a parole.
Facendo sponda ad Hanoi, e visitando in giornata gli affascinantissimi e comprensibilmente ipervisitati capolavori naturali della baia di Halong, siamo saliti sulle montagne di Cao Bang. Qui, a poche decine di km dalla Cina, ad aspettarci c’era un paesaggio particolare: una cittadina non certo minuscola rispetto alla collocazione geografica che fa da riferimento a decine di villaggi satellite. Anzi, piu’ che satellite, a innumerevoli micro cosmi diversi, abitati da svariate minoranze etniche che vivono a braccetto, ben sapendo che la fortuna dell’una porta salute anche all’altra. I 18 giorni di stipendio annuali delle dipendendeti dell’Unione delle Donne di Cao Bang dedicati a coloro che non hanno una casa fanno impallidire il nostro concetto di elemosina, cosi’ come la felicita’ di essere fotografato e salutato oscura il banale materialismo d’occidente.
Dopo 7 ore di jeep, solcando fango, sterrato e asfalto autostradale, torniamo ancora una volta nella capitale, dove, con in mano una ciotola di Pho Bo (gli inimitabili tagliolini di riso in brodo tipici di questa citta’), tiriamo le fila del lavoro svolto e riflettiamo in riva al mare di emozioni che ci ha portato fino a qui.



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